AGRIREGIONIEUROPA
Anno 7, Numero 26 Settembre 2011

Stampa questa pagina     Stampa l'articolo     Visualizza l'articolo in formato PDF     Elenco dei commenti inviati dagli utenti     Aggiungi un commento     Segnala l'articolo ad un amico


Benessere e territorio: alcune stime su reddito e qualità della vita

Elisabetta Croci Angelini, Silvia Sorana

Introduzione

Gli studi sulla diseguaglianza nella distribuzione del reddito hanno conosciuto un notevole sviluppo negli ultimi anni. Il dibattito svoltosi in letteratura (1) ha messo in discussione la validità del Pil come variabile privilegiata in base alla quale misurare il benessere di una società. La misurazione delle disparità viene oggi declinata, oltre che nelle misure reddituali (2), su molteplici aspetti che vanno dall’eterogeneità tra gli individui - mediante l’articolazione del benessere con indicatori inerenti esclusione sociale, istruzione, salute, condizioni abitative, ambiente, ecc. - a quella fra i territori ed i settori.
In questo lavoro si propongono alcune stime sul reddito e sulla qualità della vita al fine di esemplificare le potenzialità che l’approccio multidimensionale al benessere offre - in particolar modo in agricoltura - per l’analisi delle condizioni individuali e familiari. Nel secondo paragrafo si presenta prima un confronto fra l’evoluzione dei redditi medi da lavoro in agricoltura e quella in altri due settori comparabili (minerario e costruzioni) e poi la collocazione delle famiglie degli attivi in agricoltura nella distribuzione nazionale disaggregata per decili delle famiglie.
Una valutazione del benessere degli agricoltori in Europa dopo mezzo secolo di attuazione della Pac (Politica agricola comune) non può infatti prescindere da una rigorosa considerazione dei diversi fattori da cui dipende, oltre al reddito, la qualità della vita. A tale scopo, nel terzo paragrafo si dà conto della misurazione multidimensionale mediante gli insiemi sfocati e si presentano alcuni esempi di stima relativi all’Italia.

Evoluzione dei redditi nei paesi dell’UE

Cominciamo con l’esaminare l’evoluzione della distribuzione del reddito nei dodici paesi membri dell’UE alla sua istituzione nel 1993. L’evidenza statistica che segue è frutto delle nostre elaborazioni su dati dello European Community Household panel (ECHP) (3) e dello European Union Statistics on Income and Living Conditions (EU-SILC) (4). In entrambi i casi, i dati provengono dalla somministrazione di questionari, uniformi tra tutti i paesi, alle famiglie selezionate dal campione, che vengono intervistate ogni anno. Attraverso questa indagine viene rilevata una nutrita serie di informazioni legate sia alla famiglia (situazione finanziaria, condizioni abitative, regione di residenza, …) che agli individui (sesso, età, reddito, istruzione, occupazione, stato di salute, …). L’accesso alle dichiarazioni individuali fornisce quindi una fonte informativa diversa da quanto offrono le statistiche tradizionalmente utilizzate.

La dinamica dei redditi e dei salari

Per offrire un quadro che dia conto della eterogeneità e della complessità della struttura del settore agricolo europeo abbiamo calcolato, per i dodici paesi, i redditi medi da lavoro distinti per tre diversi livelli di professionalità (dirigenti, lavoratori qualificati e non qualificati) e per i 18 settori in cui si articola ECHP. L’osservazione è stata compiuta in due distinti momenti: nell’anno iniziale dell’indagine e nell’ultimo anno disponibile (5). Nell’impossibilità di presentare in questa sede il quadro completo dei risultati (6), vengono messi a confronto (Figura 1.a) i redditi da lavoro qualificato medi annui netti percepiti da chi dichiara di essere occupato (in modo autonomo o come lavoratore dipendente) in agricoltura con quelli analoghi percepiti in altri due settori (minerario e costruzioni) scelti sulla base della descrizione dell'attività, in tutti e tre i settori molto legata al territorio e con alcune caratteristiche assimilabili.

Figura 1-a - Redditi medi annui da lavoro qualificato per settore (Ecu)


Fonte: elaborazione propria su dati ECHP

Per comodità visiva, i paesi sono ordinati in base al reddito agricolo nel 1993: con poche eccezioni i valori più bassi corrispondono agli attivi in agricoltura e, tra questi, ai paesi Mediterranei. Questa rappresentazione è tesa a dare indicazioni sulle diverse condizioni esistenti tra chi con il proprio lavoro svolge un’attività in agricoltura, in modo sia autonomo che dipendente, ma sempre con professionalità elevata. Per il capitale investito – in molti casi non solo umano – tale lavoratore non sarà prontamente disponibile a riqualificarsi se il reddito che ne ricava dovesse rivelarsi deludente.
È sembrato utile presentare di seguito il confronto, per gli stessi settori, tra i salari medi percepiti dai lavoratori dipendenti non qualificati (Figura 1.b) per i quali può essere ipotizzabile una maggiore mobilità in risposta alle condizioni di lavoro. I paesi sono stati ordinati con lo stesso criterio della figura precedente.

Figura 1-b - Lavoratori non qualificati, salari medi annui (Ecu)


Fonte: elaborazione propria su dati ECHP

Anche se le figure 1.a e 1.b, riferendosi a variabili diverse, non sono direttamente confrontabili, si osserva che nella figura 1.b:

Il completamento dell’analisi (qui omessa) che include la dinamica dei salari dei lavoratori qualificati e dei redditi dei lavoratori non qualificati, così come l’estensione ad altri settori non è in grado di mutare sostanzialmente questi risultati.

La distribuzione del reddito familiare

I redditi da lavoro percepiti, oggetto dell’analisi precedente, potrebbero non fornire un adeguato quadro del tenore di vita delle famiglie di chi si dichiara attivo in agricoltura, sia per la diffusione del part-time e degli autoconsumi, sia perché potrebbero non costituire l’unica (e nemmeno la prevalente) fonte di reddito familiare.
Per gli stessi paesi, abbiamo quindi messo a confronto la distribuzione nazionale in decili dei redditi familiari complessivi nel 1993 e nel 2005 e rintracciato al loro interno le famiglie degli agricoltori.
La tabella 1, dove i valori modali appaiono in grassetto, mostra tale distribuzione nel 1993, anche per consentire un confronto, seppure indiretto, tra i redditi familiari complessivi ed i redditi da lavoro precedentemente esaminati. In ciascuna casella si legge la percentuale delle famiglie di chi si dichiara attivo nel settore agricolo: in Italia il 31% delle famiglie di agricoltori nel 1993 si trovava nel primo decile (il gruppo formato dal 10% delle famiglie più povere), in Grecia il 28%, in Lussemburgo nessuna (0%). Nell’ultimo decile (il gruppo formato dal 10% delle famiglie più ricche) si trovava invece il 22% delle famiglie del Lussemburgo, il 16% di quelle dei Paesi Bassi e solo il 2% delle famiglie spagnole (7).

Tabella 1 - Famiglie di attivi nel settore agricolo per decile di reddito familiare (anno 1993, valori percentuali)


Fonte: elaborazione propria su dati ECHP

La tabella 2 mostra come è cambiata la situazione qualche anno più tardi. Nel frattempo sono avvenuti alcuni importanti cambiamenti nelle politiche del settore agricolo, e - anche se il criterio post hoc propter hoc è certamente troppo semplice per essere affidabile - si constata come nel 2005 la situazione delle famiglie delle persone che si dichiarano attive in agricoltura sia peggiorata rispetto al 1993. Dal confronto tra la tabella 1 e la tabella 2 si ha l'impressione generale che nella seconda, che descrive l’anno più recente, sia più raro trovare una famiglia di agricoltore nelle posizioni alte della distribuzione, cioè nei decili dei più ricchi.

Tabella 2 - Famiglie di attivi nel settore agricolo per decile di reddito familiare (anno 2005, valori percentuali)


Fonte: elaborazione propria su dati ECHP

Nella maggior parte dei paesi le famiglie di agricoltori si collocano in prevalenza nel primo decile, cioè nel gruppo che contiene il 10% delle famiglie più povere. Alla posizione stazionaria del Belgio e della Spagna in questo decile, si contrappongono riduzioni delle percentuali che consideriamo miglioramenti (Danimarca e Italia, ma anche Grecia e Paesi Bassi) ed aumenti per gli altri paesi.
Un confronto completo tra le due Tabelle, il cui dettaglio lasciamo al lettore, conferma l’estrema complessità ed eterogeneità di condizioni che permane nel settore agricolo, pur oggetto di una politica comune sin dai primi anni Sessanta.

L’analisi statistica del benessere multidimensionale: reddito e capabilities

Una domanda che spesso ci si pone è se il sostegno ai redditi agricoli assicurato dalla Pac sia stato in grado di promuovere negli anni lo sviluppo rurale e di ridurre il divario economico e sociale tra le famiglie degli occupati in agricoltura e le altre famiglie. Non è possibile dare una risposta soddisfacente ad una tale domanda. Il motivo risiede nell’assenza di uno dei termini del confronto, il cosiddetto contro-fattuale, ovvero l’informazione su che cosa sarebbe accaduto nell’agricoltura europea se non fossero state attuate quelle politiche comuni.
Il modo indiretto con il quale ci proponiamo di rispondere a tale domanda si avvale dell’approccio multidimensionale all’analisi dell’evoluzione della qualità della vita. Nel suo impegno scientifico diretto a promuovere un salto di qualità nell’analisi del benessere delle persone, Sen ha introdotto i concetti di funzionamento e capacità. I funzionamenti sono le attività di valore e gli stati che compongono il benessere delle persone: sono legati ai beni e al reddito, ma descrivono ciò che una persona è in grado di fare o essere. Sen afferma che "nei Paesi più ricchi, […] la longevità, il nutrimento, la salute di base, l’evitare le epidemie, l’essere istruito, ecc …, [costituiscono dei funzionamenti che variano] in modo limitato da persona a persona mentre altri funzionamenti che variano molto [sono] la capacità di avere degli amici, di essere vicini alle persone che si vorrebbero vedere, partecipare alla vita della comunità, ecc.., può variare molto anche all'interno di un paese ricco ...(8) " . "Le combinazioni alternative di funzionamenti che [una persona] è in grado di realizzare" vengono definite da Sen “capacità”. In breve, le capacità esprimono "la libertà sostanziale di cui lui o lei godono per condurre il tipo di vita cui lui o lei aspirano" (Sen, 1999). L’ambizioso obiettivo di Sen consiste nell’influenzare i governi affinché orientino le politiche pubbliche verso lo sviluppo delle capacità della popolazione in modo da tendere all’eguale accesso al benessere. L'attenzione si sposta dunque dal possesso delle merci e delle risorse alla diversa capacità degli individui di convertire i beni in funzionamenti.
Sen (1999: 70-71) ritiene che quelle più importanti siano relative a:

In definitiva, il benessere di individui diversi deve essere valutato non in base alla loro disponibilità di risorse, ma tenendo conto – in base alle loro effettive condizioni di vita - di che cosa sono capaci di fare e di essere con tali risorse. È nostra convinzione che l’approccio metodologico proposto da Sen possa essere utilmente applicato nei termini dell’analisi multidimensionale delle condizioni di vita.
Allo scopo di esemplificare come l’evoluzione del benessere in agricoltura debba tener conto delle variabili extra reddituali da cui dipende la capacità di fare e di essere, offriremo alcuni esempi delle condizioni di vita delle famiglie in alcuni paesi dell’Unione europea (UE) avvalendoci dei dati EU-SILC.
La distribuzione in decili presentata nelle tabelle 1 e 2 riguardava solo il reddito complessivo percepito dalle famiglie in cui è presente almeno un attivo nel settore agricolo. Alla luce dell’approccio di Sen essa è insufficiente a descrivere appieno i vari aspetti su cui si fonda il concetto di benessere, in particolare se e come queste risorse vengono trasformate in capabilites.
La nostra analisi intende dare una prima valutazione, attraverso l'approccio delle capabilities, delle eventuali differenze riscontrabili tra le aree italiane scarsamente popolate (rurali) prendendo le mosse dalla costruzione di indicatori di deprivazione basati su tre gruppi di informazioni fornite da EU-SILC: reddito familiare e situazione finanziaria, condizioni abitative e possesso di beni durevoli.
Sen sostiene che, mentre è importante distinguere concettualmente la nozione di povertà come mancanza di capacità, dal concetto di povertà come basso reddito, le due prospettive devono essere collegate, poiché il reddito rappresenta un importante strumento di acquisizione di capacità: una deprivazione relativa nello spazio dei redditi può rappresentare una forma di deprivazione assoluta in termini di capacità.

La valutazione delle variabili extra-reddituali

La misurazione statistica dei funzionamenti che viene proposta utilizza il metodo degli insiemi sfocati (fuzzy sets) (9) che permette di esaminare la misura multidimensionale della povertà.
Gli insiemi sfocati costituiscono lo strumento statistico adatto per sviluppare un approccio multidimensionale alle condizioni di disagio. E’ infatti evidente che la considerazione di più fattori disagio consente una maggiore aderenza alla realtà rispetto alle misure tradizionali di tipo binario, che ripartiscono una popolazione in soggetti poveri e soggetti non poveri. La metodologia utilizzata permette di valutare il grado di disagio delle singole famiglie rispetto ai suddetti indicatori, le cui variabili sono tratte da EU-SILC (10).
L’esercizio intrapreso consiste nell’individuazione di diversi elementi tratti dall’indagine EU-SILC che possono rappresentare una fonte di disagio abitativo (le caratteristiche strutturali dell’abitazione, l’assenza di beni durevoli, la valutazione delle condizioni finanziarie) e nel calcolare: 1) un indicatore di appartenenza di ciascuna famiglia all’insieme sfocato delle famiglie disagiate e 2) un’aggregazione di famiglie per sottoinsiemi rilevanti (la regione ed il grado di urbanizzazione del territorio in cui sono inserite le famiglie).
L’analisi della deprivazione (di cui qui riportiamo soltanto le risultanze) mostra che mentre una piccola parte delle famiglie dichiara di non avere privazioni in nessuna delle tre dimensioni, una parte considerevole della popolazione esprime un disagio moderato rispetto al possesso di beni durevoli e alla situazione finanziaria. La questione più allarmante deriva dall’individuazione di una solida minoranza della popolazione che esprime una forte deprivazione in tutte le tre dimensioni.
Selezionando il 5 % delle famiglie che hanno il maggior livello di deprivazione in tutte le dimensioni e suddivise le stesse in base ai decili di reddito (Tabella 3, seconda colonna), è possibile notare che se il 26,5 % delle famiglie disagiate ha un reddito disponibile equivalente annuo nettamente inferiore alla soglia di povertà pari a 7478€ (si trova infatti nel primo decile), una buona parte della popolazione ha un reddito superiore alla stessa. La condizione di disagio rilevata attraverso l’analisi fuzzy mette in luce dunque che la scarsità di reddito non permette di per sé di identificare l’effettivo disagio di una famiglia.

Tabella 3 - Reddito disponibile equivalente annuo in decili (€) e famiglie disagiate


Fonte: elaborazione propria su dati ECHP

La tabella 3 mostra nella prima colonna il reddito disponibile equivalente annuo della popolazione italiana fornito da EU-SILC e suddiviso in decili.
Sulla base del reddito disponibile equivalente annuo e dell'indice di povertà (11) risulta che il 18,4% della popolazione italiana è "a rischio di povertà" (reddito disponibile equivalente inferiore a 7478€ annui nel 2003). I dati regionali (qui non riportati nel dettaglio) mostrano che il Sud d’Italia ha la percentuale più alta di famiglie "a rischio povertà": il primato si riscontra in Sicilia, con il 40% delle famiglie "a rischio di povertà" sul totale della popolazione residente nella regione. L’analisi statistica condotta sui dati reddituali nel paragrafo 3 era basata sulla distribuzione della popolazione rispetto alla soglia di povertà. Da essa emergeva che ad essere prevalentemente colpite dalla scarsità di reddito sono le regioni meridionali.
L’estensione dell’analisi del benessere agli indicatori extra-reddituali, lungi dal mostrare una qualche compensazione rispetto al forte divario di reddito di cui soffre il sud, mette in luce un quadro ancora più drammatico delle condizioni di vita della popolazione rurale meridionale.

La differenziazione territoriale delle variabili extra-reddituali

La metodologia fuzzy set è stata impiegata anche per analizzare se il livello di deprivazione delle famiglie italiane è legato al grado di urbanizzazione. La figura 2 mostra che il livello più alto si trova nelle aree rurali.

Figura 2 - Grado di deprivazione per livello di urbanizzazione


Fonte: elaborazione propria su dati EU-SILC, 2004)

L'esistenza di concentrazioni di situazioni difficili nelle regioni italiane è stata esplorata osservando l’esistenza di differenze tra le aree urbane e le zone rurali. Per ogni regione il livello di deprivazione delle zone rurali è mostrata nella figura 3. Nelle zone scarsamente popolate, non molto diversamente da quanto accade in tutto il paese, il livello di deprivazione aumenta andando da Nord a Sud, con l'eccezione della Liguria. Questa regione del Nord non sarebbe apparsa all'interno del gruppo di regioni più svantaggiate se fosse stata classificata solo in base alla sua misura finanziaria molto simile a quella della Lombardia.

Figura 3 - Grado di deprivazione nelle aree scarsamente popolate


Fonte: elaborazione propria su dati EU-SILC, 2004)

Conclusioni

È stata messa in luce l'esistenza di eterogeneità specifiche per gli occupati nelle zone rurali dell'UE. Tuttavia, l’evidenza relativa ai redditi mostra che quasi in tutti i paesi gli individui attivi nel settore agricolo hanno redditi inferiori rispetto ad altri con un livello di occupazione simile.
L'analisi statistica multidimensionale che abbiamo presentato mostra che il reddito non è una variabile sufficiente, da sola, a identificare il disagio delle famiglie.
Pertanto, un’analisi delle proxy della qualità della vita attraverso l’approccio delle capabilities può contribuire a identificare condizioni di deprivazione che sfuggono alla misurazione del benessere attraverso il reddito. Inoltre, la disaggregazione del benessere su base territoriale mette in luce come il più alto livello di deprivazione in tutte le tre dimensioni sia presente nelle aree scarsamente popolate e in particolare nelle regioni del Sud.

Note

(1) Nell’impossibilità di elencare una letteratura divenuta ormai molto corposa si rimanda al Rapporto Sarkozy Report by the Commission on the Measurement of Economic Performance and Social Progress, [link]
(2) Allo scopo di utilizzare il reddito come approssimazione del benessere (well-being), gli studi in questo ambito hanno spesso esaminato - oltre al reddito percepito e definito in termini monetari - definizioni più ampie che includono la valutazione degli autoconsumi, l’imputazione degli affitti, i beni e servizi corrisposti in natura.
(3) ECHP è un’indagine coordinata da Eurostat per 8 anni dal 1994 al 2001; nel primo anno sono state intervistate circa 60000 famiglie corrispondenti a circa 130000 individui. Il primo anno di indagine (onda 1) riporta l’attività svolta al momento dell’intervista, effettuata nel 1994, ed i redditi percepiti nell’anno precedente, il 1993.
(4) EU-SILC, iniziata nel 2003 ed attualmente in corso, raccoglie l’eredità di ECHP, include un maggior numero di paesi, ma non mantiene lo stesso questionario: l’aggiornamento dei risultati non è quindi sempre possibile. Da quando questa fonte è stata disponibile è divenuta il principale riferimento per il confronto delle statistiche sul reddito, sulla povertà e sull'esclusione sociale nell'UE.
(5) La seconda indagine, purtroppo, non continua la rilevazione di tutte le informazioni oggetto della prima. Non è stato quindi possibile aggiornare i risultati riferiti ai salari settoriali medi oltre il 2000 (onda 8).
(6)
Chi fosse interessato può richiedere l’indicazione del sito da cui è possibile ottenere maggiori dettagli.
(7)
Nota la percentuale nazionale di famiglie in cui figurano attivi in agricoltura, è possibile rilevare in quali decili tali famiglie sono sovra-rappresentate.
(8)
Nostra traduzione libera da Sen, 1985, pp. 30-31.
(9)
Il termine “sfocato” esprime per ciascuna dimensione la proporzione delle famiglie disagiate ovvero quanto mediamente la popolazione osservata appartiene al sottoinsieme dei disagiati rispetto a tale dimensione. (Cerioli, Zani 1990); (Cheli, Lemmi 1995).
(10) La funzione di appartenenza all’insieme delle famiglie disagiate è definita dalla formula:

dove con i si indicano le famiglie e con j le diverse dimensioni sulle quali viene definito il disagio; g(xij) è la misura di privazione dell’i-esima famiglia rispetto al j-esimo indicatore e w denota il sistema di ponderazione che consiste nell’attribuzione a ciascuna dimensione di un peso rappresentativo dell’importanza che esso riveste per la popolazione di riferimento. I pesi (Cerioli e Zani, 1990) sono dati dal logaritmo dell’inverso della proporzione sfocata di famiglie disagiate rispetto a ciascuna dimensione del disagio data dalla media rispetto agli individui della popolazione e rappresenta quanto mediamente la popolazione osservata appartiene al sottoinsieme dei disagiati rispetto a tale dimensione: wj=log[1/∑g(xij)/n]. Tale misura inversa implica che al crescere del livello medio di disagio il peso della dimensione diminuisca. La trasformazione logaritmica evita di dare eccessiva importanza alle dimensioni per le quali la deprivazione è rara. Il grado di disagio viene misurato dalla funzione di appartenenza. Aggregando tutti gli individui, è possibile costruire un indice di disagio dalla media aritmetica degli indici di disagio delle famiglie.

Pertanto P rappresenta la proporzione di famiglie disagiate, in altre parole indica il livello medio di disagio misurato in base alla funzione di appartenenza.
(11) Attraverso EU-SILC è possibile rilevare l’indice di povertà che si differenzia da quello nazionale perché: a) è basato sui redditi invece che sui consumi; b) calcola diversamente la soglia, ponendola al 60% della mediana dei redditi familiari equivalenti – invece che al 60% dei consumi medi pro-capite (per una famiglia di una persona) come avviene secondo la metodologia nazionale; c) utilizza una diversa scala di equivalenza, la scala “OCSE modificata” che a differenza della scala Carbonaro lascia i pesi costanti (non si riducono) al crescere della numerosità del nucleo familiare, ma li differenzia a seconda dell’età dei componenti (1 al primo adulto, 0,5 agli altri, 0,3 ai minori di 14 anni).

Riferimenti bibliografici

Torna all'inizio del documento


Condizioni per riprodurre i materiali
Tutti i materiali, i dati e le informazioni pubblicati all'interno di questo sito web sono "no copyright", nel senso che possono essere riprodotti, modificati, distribuiti, trasmessi, ripubblicati o in altro modo utilizzati, in tutto o in parte, senza il preventivo consenso di agriregionieuropa.it, a condizione che tali utilizzazioni avvengano per finalità di uso personale, studio, ricerca o comunque non commerciali e che sia citata la fonte attraverso la seguente dicitura, impressa in caratteri ben visibili: "
http://www.agriregionieuropa.it/". Ove i materiali, dati o informazioni siano utilizzati in forma digitale, la citazione della fonte dovrà essere effettuata in modo da consentire un collegamento ipertestuale (link) alla home page http://www.agriregionieuropa.it/ o alla pagina dalla quale i materiali, dati o informazioni sono tratti. In ogni caso, dell'avvenuta riproduzione, in forma analogica o digitale, dei materiali tratti da www.agriregionieuropa.it dovrà essere data tempestiva comunicazione al seguente indirizzo (redazione@agriregionieuropa.it), allegando, laddove possibile, copia elettronica dell'articolo in cui i materiali sono stati riprodotti.

Disclaimer
Alcuni materiali, dati e informazioni sono forniti da soggetti terzi e riflettono le loro opinioni personali. Tali materiali, dati e informazioni sono resi accessibili al pubblico attraverso il sito web, in particolare nelle aree ad essi dedicate. Agriregionieuropa.it non effettua alcun controllo preventivo in relazione al contenuto, alla natura, alla veridicità e alla correttezza di materiali, dati e informazioni pubblicati, né delle opinioni che in essi vengono espresse. L'unico responsabile è il soggetto che ha fornito i materiali, i dati o le informazioni o che ha espresso le opinioni. Agriregionieuropa.it, in ogni caso, farà in modo di adottare ogni misura ragionevolmente esigibile per evitare che siano pubblicate, nel sito web, opinioni manifestamente diffamatorie ed offensive o chiaramente in contrasto con diritti di terzi.
In considerazione del fatto che i materiali, dati, informazioni e opinioni di cui sopra sono resi accessibili nelle forme sopra indicate, agriregionieuropa.it non può essere ritenuta responsabile, neppure a titolo di concorso, di eventuali illeciti che attraverso di essi vengano commessi, né comunque di errori, omissioni ed inesattezze in essi contenuti. Agriregionieuropa.it non può, in particolare, essere considerata responsabile, neppure a titolo di concorso, in ordine alla violazione di diritti di terzi attuata nel sito web mediante la diffusione di materiali, dati, informazioni o opinioni. Agriregionieuropa.it ha la facoltà di cancellare e rimuovere dal sito web materiali, dati, informazioni o opinioni che violino diritti di terzi. Qualora l'utente del sito web riscontri errori, omissioni ed inesattezze nei materiali, dati o informazioni pubblicati, o nelle opinioni espresse, ovvero ritenga che tali materiali, dati, informazioni o opinioni violino i propri diritti, è pregato di rivolgersi a agriregionieuropa.it. Agriregionieuropa.it procederà alle dovute verifiche e a rimuovere dal sito web materiali, dati, informazioni o opinioni che risultino non completi, inesatti o costituire violazione di diritti di terzi.

Invio di commenti
La Redazione si riserva il diritto di non pubblicare o eliminare i commenti:

La Redazione si riserva il diritto di rimuovere dal proprio sito, senza preavviso, il materiale prodotto qualora fossero violate le regole e le condizioni d'utilizzo del sito descritte sopra da parte dell'utente.

Torna all'inizio del documento




Attualmente non ci sono commenti per questo articolo.

Torna all'inizio del documento



Inserisci un commento a questo articolo

Attenzione: tutti i campi sono obbligatori. Tuttavia l'indirizzo email dell'utente che
invierà un commento non sarà pubblicato per motivi di riservatezza.
Autore: (min. 5 caratteri)
Email: (solo indirizzi validi)
Oggetto: (min. 5 caratteri)
Commento: (min. 5 caratteri)
digitare nel campo qui di seguito la stringa di caratteri presenti nell'immagine
Testo di verifica:
stringa di verifica

Torna all'inizio del documento