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Prezzo giusto e filiera corta: una lettura dell’esperienza dei mercati dei produttori agricoli in Toscana
Giovanni Belletti, Andrea Marescotti, Silvia Innocenti, Adanella Rossi
Il riemergere dell’attenzione verso il tema del prezzo dei prodotti alimentari
Il tema del livello e dei criteri di formazione dei prezzi dei prodotti agricoli e alimentari è tornato di grande attualità, in conseguenza anche delle forti fluttuazioni dei prezzi dei prodotti agricoli su scala mondiale verificatesi nel 2007-2008, destando forti preoccupazioni per la sicurezza alimentare.
Negli ultimi anni anche la Commissione europea e il Parlamento europeo si sono pronunciati in modo deciso sul tema dei prezzi dei prodotti agricoli e alimentari e sulle implicazioni riguardo a consumatori, produttori agricoli e altri soggetti coinvolti (Commissione europea, 2008; Parlamento europeo, 2009). Al riguardo, è particolarmente emblematica la recente adozione, da parte del Parlamento europeo, della relazione di José Bové (Parlamento europeo, 2010), con la quale si chiede una maggior trasparenza nella costruzione del prezzo dei prodotti agricoli e alimentari, migliori condizioni di concorrenza e accesso al mercato di tutti i partecipanti, la rimozione degli abusi derivanti da posizioni dominanti sul mercato da parte dell’industria e della distribuzione. Inoltre, si sottolinea l’importanza di raggiungere prezzi che coprano i costi di produzione, di prestare maggiore attenzione a sistemi alternativi di scambio, di ridurre la distanza percorsa dal cibo nel giungere al consumatore finale (food miles), di sostenere le pratiche di sostenibilità ambientale. In particolare, si sollecita la necessità di incentivare iniziative che possano portare il produttore più vicino al consumatore, attraverso la promozione di "aree destinate alla vendita diretta delle derrate da parte dei produttori", o l'attuazione di "misure di promozione del concetto di "cibi locali", e in particolare di azioni volte a promuovere ed informare il consumatore sulle speciali caratteristiche di tali prodotti, i loro benefici sulla salute e i vantaggi economici che presentano, come pure misure di supporto per i mercati tradizionali e le tradizionali tipologie di commercio, dove i produttori e i consumatori si incontrano direttamente" (Parlamento europeo, 2010).
In Italia, sul fronte del controllo dei prezzi e dell’informazione dei consumatori, sono stati messi a punto strumenti quali l’Osservatorio prezzi, il Servizio SMS consumatori, oltre alla ordinaria attività di controllo dei prezzi da parte della Guardia di finanza e dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust) (1). Tutto questo mentre i mezzi di comunicazione di massa evidenziano l’elevata volatilità dei prezzi degli alimenti e la differenziazione presente sul mercato nei vari canali e richiamano l’attenzione sulle proteste del settore agricolo contro la contrazione dei prezzi alla produzione.
Il prezzo nelle iniziative di filiera corta
In tale contesto, le iniziative di filiera corta, caratterizzate da un rapporto diretto tra produzione agricola e consumo, sono state spesso descritte come una possibile, sia pur parziale, soluzione al problema dei prezzi e della ripartizione del valore aggiunto lungo la filiera. Anche se il loro sviluppo si inquadra in più complesse dinamiche di evoluzione del sistema agro-alimentare, in cui i processi di rilocalizzazione e di riavvicinamento tra produzione e consumo hanno cause, significati e implicazioni che vanno oltre gli aspetti puramente economici (Goodman, 2003; Renting et al., 2003; Watts et al., 2005; Rossi et al., 2008; Brunori et al., 2007 e 2009), la problematica della distribuzione del valore lungo la filiera e, in particolare, dei prezzi dei prodotti al consumo, è di fatto diventata in esse centrale.
In effetti, tali iniziative si configurano in molti casi come un tentativo di rimuovere, in vari modi, i diversi fattori che stanno alla base delle “ingiustizie” veicolate dagli attuali andamenti e livelli dei prezzi:
La ricerca del “prezzo giusto” all’interno dei Mercati dei produttori in Toscana
Anche in Toscana, nonostante che le varie forme di filiera corta siano presenti da tempo, nella complessità delle diverse esperienze diffuse sul territorio, il dibattito sviluppatosi a livello nazionale ha contribuito a rafforzare l’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica verso i benefici di tipo economico che da essa possono derivare. In linea con i pronunciamenti a livello nazionale (2), il richiamo al tema del prezzo e alla finalità sociale di contenimento del caro vita è stato posto al centro anche della consistente azione di sostegno pubblico dei mercati e di altre iniziative di filiera corta messe in atto all’interno di uno specifico progetto regionale (3).
L’enfasi creatasi attorno al prezzo contrasta tuttavia con lo spirito delle iniziative di filiera corta, la cui finalità non è tanto di raggiungere un prezzo “basso”, quanto un prezzo “equo”, in grado di riconoscere un giusto valore ai prodotti, nell’ambito di una più generale finalità rivolta a mettere le basi per nuove tipologie di relazione produzione-consumo ispirate a principi di sostenibilità economica, sociale e ambientale. Si è sviluppata dunque la necessità di un approfondimento sull’impostazione di fondo e sulle modalità operative con cui gestire la problematica dei prezzi in queste realtà.
In tale contesto, nel 2009 è stato promosso dall’Agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione in agricoltura (ARSIA) uno studio (Marescotti et al., 2010a) sulle modalità di regolazione dei prezzi utilizzate dai Mercati dei produttori, che sono indubbiamente una delle modalità di filiera corta di maggiore diffusione.
I risultati dell’indagine mettono in evidenza la presenza di approcci molto diversi da parte dei Mercati esistenti, sintetizzabili nelle seguenti tipologie di approccio:
Una lettura critica delle esperienze in atto
I diversi approcci emersi sono espressione della diversità di interessi e sensibilità dei diversi attori coinvolti nella promozione e gestione dei Mercati, portatori di specifiche visioni e priorità di obiettivi. In sintesi, possono essere evidenziati due grandi “poli di gravitazione” per quanto riguarda le scelte effettuate relativamente al tema del prezzo giusto (Marescotti et al., 2010a e 2010b):
Questo secondo approccio è rafforzato dalla considerazione che i consumatori che frequentano i Mercati dei produttori non sono così sensibili al “prezzo”. Le indagini condotte nel corso della ricerca (Rocchi et al., 2010) e gli studi effettuati sul comportamento del consumatore mostrano, infatti, che presso i Mercati dei produttori i consumatori cercano soprattutto “valore” trasparenza.
Evidentemente entrambi gli approcci sono legittimi e possono essere funzionali ai diversi obiettivi che gli organizzatori e partecipanti dei mercati dei produttori agricoli possono porsi. Un aspetto centrale emerso dall’indagine è tuttavia la limitatezza degli approcci “vincolistici”, specie se messi in atto con riferimento ai prezzi praticati in altri canali “di massa”.
Concentrare troppo l’attenzione sul prezzo e sul confronto con altri canali non solo può essere tecnicamente problematico e di fatto privo di significato, ma rischia di snaturare la natura stessa dell’esperienza dei Mercati dei produttori. Per altro verso, altrettanto significativo appare il peso assunto alle pratiche di comunicazione, nelle diverse forme adottate e nelle diverse dimensioni, interna (ovvero nelle relazioni tra produttori agricoli e tra essi e gli organizzatori del Mercato dei produttori) ed esterna (ovvero nelle relazioni con i consumatori e più in generale con i cittadini).
Nonostante l’eterogeneità degli approcci al prezzo giusto impiegati dai Mercati dei produttori toscani, e nonostante i limiti che essi presentano, l’aver avviato una discussione sul tema del prezzo del cibo e sui diversi significati che può assumere il “giusto prezzo” appare tuttavia come un primo significativo risultato raggiunto in alcuni Mercati dei produttori. In effetti, la discussione sul criterio più opportuno da seguire per intervenire sul prezzo (e la discussione sull’opportunità stessa di intervenire) sembra aver generato un più generale processo di ripensamento e ri-definizione di aspetti specifici dei modelli dominanti di produzione-consumo, quali il vero valore dei prodotti, la trasparenza della costruzione del prezzo, l’equità distributiva, la sostenibilità sociale e ambientale, il diritto e l’accesso ad alimenti sani, la co-responsabilità dei consumatori, e quindi, per tale via, il ruolo delle politiche agricole e alimentari, anche a livello più locale.
In questo senso, i mercati dei produttori si confermano nell’assumere un ruolo di grande importanza. Come nicchie di innovazione di sistema (Brunori et al., 2009), essi si configurano come luoghi privilegiati dove è possibile sperimentare nuovi approcci al cibo e nuove pratiche per la sua produzione e il suo consumo; al tempo stesso, essi possono sollecitare una più ampia riflessione, fornendo input importanti nella definizione tanto dell’agenda politica che di quella della ricerca.
Note
(1) L’Autorità garante per la concorrenza e per il mercato ha recentemente (novembre 2010) comunicato di aver avviato un’indagine conoscitiva sullo stato della concorrenza esistente tra i vari gruppi della GDO, le dinamiche contrattuali con le quali si determinano le condizioni di acquisto e di vendita dei prodotti agroalimentari, i comportamenti tenuti dagli operatori della grande distribuzione nella contrattazione delle condizioni di acquisto con i fornitori e, in ultima analisi, nella formazione dei prezzi dei prodotti.
(2) Decreto MiPAAF 20 novembre 2007 “Attuazione dell'articolo 1, comma 1065, della L. 27 dicembre 2006, n. 296, sui mercati riservati all'esercizio della vendita diretta da parte degli imprenditori agricoli”.
(3) DGRT 335/07 “Approvazione del progetto regionale ‘Filiera corta rete regionale per la valorizzazione dei prodotti agricoli toscani”, che ha previsto la concessione di contributi per l’avvio o il consolidamento di iniziative di filiera corta in Toscana. Il perseguimento della finalità pubblica era ben espresso negli atti di avvio del progetto: “riconoscere agli agricoltori un valore equo alle loro produzioni ed allo stesso tempo creare i presupposti per un prezzo finale dei prodotti il più favorevole possibile per gli utilizzatori” (Allegato A).
Riferimenti bibliografici
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