AGRIREGIONIEUROPA
Anno 3, Numero 8 Marzo 2007

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Finestra sul WTO n.5

Giulia Listorti

La Finestra sul WTO è una rubrica di aggiornamento e documentazione, rivolta a fare il punto sulle novità e a segnalare gli approfondimenti disponibili in materia di attività dell’Organizzazione Mondiale per il Commercio. Si tratta di un servizio fruibile direttamente dal sito www.agriregionieuropa.it. In questa versione della rivista pubblichiamo il solo capitolo “Aggiornamenti” dell’ultima versione della rubrica. Gli altri capitoli: “Notizie Flash”, con i relativi link, e “Schede” sono disponibili soltanto on-line: [link]

Il 7 Febbraio 2007 Pascal Lamy, Direttore Generale del Wto, ha annunciato la ripresa dei negoziati, sospesi, si ricorderà, lo scorso luglio. Il Comitato Agricoltura ha ripreso regolarmente gli incontri a Ginevra, ma, nonostante gli accenni da parte dei Paesi membri alla possibilità di “flessibilità” nelle trattative, si é ritenuto prematuro organizzare una riunione a livello ministeriale. Già a Davos, il 27 gennaio, a margine del World Economic Forum, i ministri di circa 30 paesi , con il pieno appoggio di Pascal Lamy, avevano dato istruzioni ai loro ufficiali di riprendere a trattare, in modo da raggiungere un accordo quadro nei prossimi mesi; ancora prima, i primi di gennaio, numerose speranze erano sorte in seguito alle ottimistiche dichiarazioni dei presidenti Bush e Barroso, nonché del capo della delegazione negoziale statunitense Susan Schwab e del Commissario Europeo al Commercio Peter Mandelson, incontratisi oltreoceano. Il 21 gennaio, poi, la stampa riportava come USA e UE fossero praticamente giunte ad un compromesso, in seguito all’incontro di ufficiali di alto livello, con Bruxelles pronta a tagliare le tariffe del 54%, e Washington a ridurre il tetto dell’ammontare del sostegno interno distorsivo del commercio fino a 17 miliardi di dollari. Notizia poi subito ridimensionata da entrambe le delegazioni.
L’entusiasmo all’indomani dell’incontro di inizio gennaio già aveva destato allarme in alcuni membri della UE, con la Francia pronta a ribadire che la Commissione deve attenersi al proprio mandato negoziale, e in nessun modo spingersi oltre i limiti imposti dalla Riforma della Pac del 2003; al contrario, la Presidenza tedesca ha già incluso la soluzione dei negoziati di Doha tra le proprie priorità. Il Primo Ministro francese Dominique de Villepin, insieme ai Ministri per gli Affari esteri e per l'Europa, rispettivamente Philippe Douste-Blazy e Catherine Colonna, ha inviato un segnale fermo al Commissario Mandelson proprio al ritorno dal viaggio negli USA. In un comunicato stampa, i Ministri hanno affermato che l'offerta dell'Unione Europea del 25 ottobre 2005, che fissava la riduzione tariffaria media al 39%, (si veda Finestra sul Wto di marzo 2006 [link]) ha sfruttato l'intero margine negoziale europeo, e rappresenta dunque un limite da non oltrepassare. Tra l'altro, lo scorso luglio, lo stesso Mandelson si era informalmente dichiarato disposto ad aumentare tale soglia (si veda Finestra sul Wto di ottobre 2006 [link]) fino al 51%, approssimandosi al 54% richiesto dal G-20, ma lontano dal 66% della proposta USA, offerta ripetuta a Davos, lo scorso 29 gennaio. L'avvicinarsi in Francia delle elezioni presidenziali potrebbe ulteriormente contribuire ad irrigidirne la posizione.
Nei mesi scorsi, si sono moltiplicati i messaggi dei vari Capi di Stato e di Governo a favore della ripresa del Round, esprimendo di volta in volta la fiducia nella possibilità di arrivare ad una sua conclusione in tempi ragionevoli. Se un accordo non verrà raggiunto nei prossimi mesi, infatti, é praticamente certo che sarà rimandato fino al 2009; e allora, lo scenario sarà certamente più complesso. Basti pensare al fatto che, verosimilmente, anche la Russia sarà parte del Wto, e che il peso di potenze emergenti, come la Cina, sarà sicuramente maggiore di quanto già non lo sia oggi.
In novembre hanno avuto luogo le elezioni di medio termine del congresso statunitense, elezioni su cui si sono concentrate molte, forse troppe aspettative riguardo la riuscita del Round. Entro la prima metà del 2007 è infatti aperta una “finestra” per una possibile ridefinizione della posizione statunitense, in concomitanza con la rinegoziazione del Farm Bill. Le attuali disposizioni scadono con il raccolto del 2007, e, per fare in modo che la nuova legge sia pronta per quello del 2008, esso dovrà essere rinnovato entro la prima metà del 2007, in tempo per le semine di settembre. L’idea è che entro marzo possa riprendere anche il dibattito sul negoziato WTO; a metà del 2007 scade infatti la Trade Promotion Authority, che consente al Presidente di negoziare per conto del Congresso. Se questa non fosse estesa per qualche mese, le trattative potrebbero rimanere in stallo fino al 2009, data delle nuove elezioni presidenziali statunitensi. L’estensione della Trade Promotion Authority da parte del Congresso Democratico all’Amministrazione Repubblicana é tutt'altro che scontata: bisogna considerare gli equilibri politici necessari al nuovo Farm Bill, la volontà di soddisfare l’elettorato interno, ma anche le pressioni in sede internazionale, e soprattutto i segnali di ripresa del “paziente Doha”, come lo ha definito lo stesso Lamy, che, se incoraggianti, potrebbero appunto favorirne il rinnovo.
A fine dicembre Lamy ha affermato di ritenere possibile una conclusione dei negoziati entro il 2007, che ha definito “un anno cruciale” per l’istituzione; ma non ha però fino ad ora ritenuto opportuno stendere un testo di compromesso, come fece nel 1991 l’allora Direttore Generale del Gatt Arthur Dunkel per sbloccare le trattative dell’Uruguay Round, in quanto si tratterebbe di un “esercizio rischioso”, che potrebbe pregiudicare l’approccio “dal basso” delle trattative.
La maggior novità della strategia negoziale del Wto è sicuramente costituita dal cosiddetto "non G-6" (per distinguerlo dal G-6), costituito da Canada, Cile, Indonesia, Kenia, Nuova Zelanda, Norvegia, che si è incontrato più volte negli scorsi mesi. Si tratta di un gruppo di Paesi che rappresentano i più importanti gruppi negoziali. Canada, Nuova Zelanda, Cile ed Indonesia sono tutti membri del Gruppo di Cairns, costituito da grandi esportatori a favore di profondi tagli tariffari e propensi ad accettare un numero limitato di prodotti sensibili (cioè quelli che potranno essere parzialmente esentati dalle riduzioni). La Norvegia appartiene al G-10, che, al contrario, vorrebbe utilizzare in modo consistente questo meccanismo. Indonesia e Kenia appartengono al G-33, il cui punto di forza è stata la promozione, per i soli paesi in via di sviluppo, dei cosiddetti “prodotti speciali”, prodotti selezionati sulla base di criteri inerenti la sopravvivenza e la sicurezza alimentare, per i quali pure è prevista una maggiore protezione. Cile ed Indonesia fanno anche parte del G-20, ed il Kenia dell’Unione Africana.
Nel frattempo, continua a livello globale la negoziazione di accordi bilaterali di libero commercio, che raggiungeranno verosimilmente il numero di 400 entro il 2010, come affermato recentemente dallo stesso Lamy. Ad inizio dicembre, il Commissario Mandelson ha proposto di iniziare le trattative con India, Corea del Sud e ASEAN; bloccate sono invece quelle con il Mercosur, per lo meno finchè il Round è in stallo. Altri nuovi accordi bilaterali annunciati riguardano ad esempio Malesia e Cile, Nuova Zelanda e Cina, Giappone e Vietnam, Canada e Singapore; il solo Giappone ha negoziato sei accordi bilaterali di libero commercio con varie nazioni del Sud Est Asiatico, oltre a cercare un Accordo con l’ASEAN. I Paesi coinvolti, UE inclusa, continuano a ribadire come gli accordi bilaterali non si sostituiscono alla necessità di perseguire le trattative multilaterali; ma alcuni analisti fanno notare come di fatto questo stia già avvenendo, in quanto essi hanno come oggetto settori, ad esempio servizi ed investimenti, per i quali l’inclusione nei negoziati in sede Wto ha trovato enormi ostacoli.

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