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Quali risorse per la programmazione regionale 2007-2013 dello sviluppo rurale?
Scenari possibili e problematiche aperte
Francesco Mantino
I passaggi cruciali per la preparazione del periodo 2007-2013
La riforma delle politiche di sviluppo rurale ha tenuto inizialmente un passo alquanto spedito a livello comunitario, almeno sotto il profilo della definizione del nuovo quadro normativo. Contrariamente a quanto è accaduto per i fondi strutturali, infatti, il regolamento quadro n. 1698 [pdf] è stato approvato nel settembre del 2005, in modo tale da consentire, con un margine di tempo ragionevole, l’avvio del processo di programmazione nazionale e regionale. I fondi strutturali, invece, hanno dovuto attendere l’estate di quest' anno prima di essere approvati in versione definitiva.
Dopo la pubblicazione del regolamento quadro, tuttavia, che certo non esauriva l’intero processo di riforma, l’accelerazione iniziale si è gradatamente attenuata fino a tramutarsi in un percorso molto più lento e accidentato per il seguenti motivi:
Di questi tre passaggi chiave per la futura programmazione solo il primo si è definitivamente concluso con l’approvazione del regolamento transitorio alla fine del luglio scorso. Il secondo è tuttora in corso e se ne prevede la conclusione per ottobre prossimo; il terzo è sostanzialmente concluso, almeno a livello comunitario, anche se formalmente sarà definitivo con la pubblicazione della Decisione comunitaria, prevista per la fine di settembre 2006.
Cosa emerge dalla nuova definizione del quadro finanziario 2007-2013 per lo sviluppo rurale? Quale è il risultato della ripartizione tra paesi? Con quali risorse si avvierà concretamente il processo di programmazione per il nostro paese e per le diverse regioni? Quali problematiche e quali implicazioni presenta il processo di allocazione finanziaria tra Regioni e Province autonome? E infine quali implicazioni derivano per la qualità stessa della programmazione dalla definizione delle risorse? Questi quesiti sono di non poco conto per la preparazione del futuro periodo di programmazione e pertanto appare importante cercare di fornire una risposta in tempi rapidi, considerato che la nuova programmazione dovrebbe diventare operativa tra pochi mesi.
Il quadro finanziario che si va delineando per il 2007-2013 a livello europeo e nazionale
Dopo l’accordo raggiunto sulle prospettive finanziarie sotto la presidenza britannica dell’UE (dicembre 2005), l’importo globale assegnato alla rubrica “sviluppo rurale” per il periodo 2007-2013 era stato fissato in 69.750 milioni di euro. Si trattava, come già sottolineato in più circostanze, di un importo largamente al di sotto di quello proposto dalla Commissione europea al Consiglio e al Parlamento europeo nel febbraio 2004. Questa cifra, vale la pena di ricordarlo, era stata il risultato di un lungo e conflittuale negoziato, durante il quale erano state messe in discussione le fondamenta stesse della proposta CE e della struttura del bilancio comunitario nel suo complesso. Un negoziato in cui l’oggetto del contendere non era stata unicamente la rubrica “sviluppo rurale”, bensì anche la stessa politica di coesione comunitaria. Durante le ultime fasi del negoziato finanche gli aiuti diretti della Pac, blindati da un accordo raggiunto prima della revisione a medio termine del 2003, erano stati, un po’ provocatoriamente, rimessi sul tavolo della contrattazione dal primo ministro inglese Tony Blair.
Il consenso raggiunto in seno al Consiglio è stato poi formalizzato nell’ambito del più vasto accordo interistituzionale [pdf] tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione del 17 maggio 2006 sulla disciplina di bilancio. In seguito, la Commissione ha stabilito con la Decisione n. 493/06 [pdf] l’importo del sostegno comunitario allo sviluppo rurale 2007-2013, confermando la somma di 69.750 milioni di euro, la sua ripartizione annua nel periodo e infine la quota destinata alle regioni dell’obiettivo “Convergenza”, pari a 27.699 milioni. Questa quota riflette una dotazione “storica” che le nuove regioni dell’obiettivo “Convergenza” hanno a disposizione sull’attuale FEOGA-Orientamento e che manterranno anche in futuro, nel costituendo fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (Feasr) . La Decisione n. 493/06 comprende una dotazione che tiene conto, più in generale, delle risorse esistenti nel 2000-2006 sul FEOGA-Garanzia, di quelle del FEOGA-Orientamento incluse nei programmi dell’Obiettivo 1 e di quelle destinate al LEADER+.
Per la quantificazione delle dotazioni complessive per il 2007-2013 la Commissione ha tenuto conto anche di altre componenti, oltre che di quelle menzionate finora:
Questi fattori, nel loro insieme, consentono di incrementare la dotazione 2007-2013 fino a 77.663 milioni di euro per l’UE a 25 (tabella 1).
Tabella 1 – Evoluzione delle risorse comunitarie per lo sviluppo rurale tra il 2000-2006 e il 2007-2013 nell’Unione Europea (milioni di euro)

Per il nostro paese, con l’applicazione dei criteri di ripartizione comunitari (superficie agricola, occupazione agricola e Pil pro-capite come fattore di correzione) per la quota ex-Garanzia e con il mantenimento della quota “storica” ex-Orientamento e tenendo conto anche delle tre componenti menzionate prima (riforma Ocm tabacco, modulazione obbligatoria e indicizzazione), si raggiunge una dotazione 2007-2013 leggermente superiore a quella del periodo 2000-2006, sia a quella programmata ad inizio periodo, che a quella che risulta oggi a seguito delle integrazioni intervenute finora per effetto della distribuzione della premialità (nelle regioni dell’Obiettivo 1) e dell’indicizzazione (tabella 2).
Tabella 2 – Evoluzione delle risorse comunitarie per lo sviluppo rurale tra il 2000-2006 e il 2007-2013 in Italia (milioni di euro)

Guardando alla ripartizione complessiva per paese (Tabella 3), trovano conferma le stime effettuate altrove (Mantino, 2005) che vedono i 2/3 delle risorse totali attribuiti ai 15 vecchi paesi membri dell’UE, mentre la quota rimanente viene destinata ai 10 nuovi aderenti. Va notato che tra i 15 paesi l’Italia è quello che riceve più fondi, seguita a brevissima distanza dalla Germania e a più lunga distanza dalla Spagna. Rispetto al periodo attuale (2000-2006), l’Italia ha dunque migliorato certamente la sua posizione, di oltre due punti percentuali.
In conclusione, gli esiti del negoziato sulla ripartizione delle risorse per lo sviluppo rurale appaiono alquanto confortanti in quanto ci consentono di mantenere quantomeno inalterata la dotazione in essere nel periodo 2000-2006. Questo risultato ci consentirebbe di guardare con maggiore serenità sia al problema della ripartizione nazionale fra le Regioni e le Province autonome, sia a quello dell’impostazione dei nuovi programmi per l’esistenza di risorse coerenti con i nuovi obiettivi della politica di sviluppo rurale. In realtà permangono tuttora delle problematiche ancora aperte, che possono condizionare pesantemente l’avvio della nuova programmazione e anche i suoi contenuti.
Tabella 3 – Ripartizione delle risorse comunitarie per lo sviluppo rurale 2007-2013 nell’UE a 23.

Come allocare le risorse finanziarie tra le Regioni e le Province autonome? I principali nodi da sciogliere
La ripartizione delle risorse finanziarie tra le Regioni è uno dei passaggi più delicati della nuova programmazione ed è funzionale sia alla stesura del Piano Strategico Nazionale (PSN), sia alla preparazione dei programmi regionali. Pertanto la definizione dei criteri appare uno scoglio da superare rapidamente per poter concludere la fase di preparazione e approvazione dei programmi entro la fine del 2006.
La ripartizione delle risorse dovrebbe tener conto di una serie di fattori condizionanti che contribuiscono a creare un contesto diverso da quello in cui sono maturate le scelte finanziarie del periodo 2000-2006:
Considerati questi vincoli allocativi preliminari, derivanti dal nuovo contesto comunitario, appare chiaro che l’attuale ripartizione, riferita al periodo 2000-2006, vada in qualche modo rivista per tenerne conto (tabella 4). I risultati finali del processo di ripartizione appaiono condizionati soprattutto dal modo in cui si tiene conto del vincolo di minimo per le regioni della “Convergenza”. Una analisi di questo vincolo fa emergere che, ipotizzando di fissare proprio la dotazione minima stabilita dalla decisione CE per le regioni italiane della “Convergenza” (3.341 milioni di euro), queste subirebbero una decurtazione del 15% rispetto al periodo attuale. Tale risultato non sarebbe evidentemente accettabile per queste regioni, anche sotto il profilo della coerenza tra politica di sviluppo rurale e politica di coesione. D’altro canto, le regioni del Centro-Nord avrebbero come argomento a loro favore una relativa maggiore efficienza nella spesa, in base alla quale potrebbero rivendicare una dotazione finanziaria in qualche modo “premiante”.
In conclusione, come appare già da queste considerazioni preliminari, anche il negoziato nel nostro paese presenta alcuni significativi e controversi elementi di riflessione, che rischiano di contribuire ad accrescere la conflittualità interna e a ritardare il già faticoso avvio della nuova programmazione 2007-2013.
Tabella 4 – Ripartizione delle risorse finanziarie in Italia nel periodo 2000-2006 tra le Regioni e le Province Autonome (milioni di euro)

Risorse disponibili e vincoli per la nuova programmazione
Due ulteriori elementi contribuiscono a rendere certamente più complesso il tema dell’allocazione nazionale delle risorse tra le regioni:
Questa opportunità è collegata ai meccanismi finanziari stabiliti (come già evidenziato) dal regolamento transitorio, il quale ammette che talune misure attivate in questa fase di programmazione possano avere una prosecuzione nei programmi futuri. Ciò consentirebbe ai programmi regionali di “traghettare”, per così dire, impegni di spesa già assunti, in particolare quelli di carattere pluriennale (come le misure agro-ambientali, ad esempio), nella nuova programmazione e quindi di utilizzare le nuove risorse previste per il periodo 2007-2013. Ciò consentirebbe anche di partire più speditamente nell’applicazione dei nuovi programmi, che non dovrebbero affrontare il lento avvio iniziale dovuto all’inevitabile processo di raccolta, selezione e finanziamento di nuove domande di sostegno da parte di aziende agricole.
Ora, questo meccanismo, se da un lato può essere apprezzato per le sue indubbie ricadute positive sull’efficienza della spesa di programmi che generalmente vengono accusati di lentezza e macchinosità eccessive, dall’altro rischia di produrre effetti veramente perversi sulla qualità della spesa futura. Ciò per diversi motivi:
5. Quali prospettive per la qualità della nuova programmazione?
L’esposizione fin qui svolta ha evidenziato da un lato come, dopo l’accordo sulle prospettive finanziarie, i timori di una riduzione delle risorse per la rubrica “sviluppo rurale” debbano essere ridimensionati, alla luce delle recenti decisioni assunte dalla Commissione europea, in quanto i meccanismi messi in atto hanno consentito quantomeno di mantenere l’attuale dotazione. Certamente questa è una magra consolazione se si tiene conto della retorica sull’importanza del riequilibrio a favore del secondo pilastro, retorica che ha ampiamente accompagnato tutta la fase della recente riforma, dalla Conferenza di Salisburgo del novembre 2003 (e forse anche prima) alla seconda metà del 2004, in coincidenza con la presidenza lussemburghese. Ci si può accontentare affermando che, considerata l’asprezza dello scontro sulle prospettive finanziarie, poteva andare anche peggio? Certamente no, per due motivi.
Innanzitutto, perché anche a risorse finanziarie pressoché invariate (almeno rispetto al periodo 2000-2006) le dinamiche indotte dalla riforma a livello comunitario e alcuni meccanismi attivati a livello nazionale rischiano, come è stato sottolineato in precedenza, di produrre effetti veramente perversi sulla qualità stessa della futura politica di sviluppo rurale, che si uniscono agli altri limiti evidenziati altrove (Giacomini, 2006; Mantino, 2006; Agriregionieuropa, 2006).
In secondo luogo perché la partita è destinata ad aprirsi nuovamente e in anticipo rispetto alla fine della futura programmazione: nel corso del 2008-2009, infatti, la Commissione e il Consiglio dovranno riesaminare l’intera struttura del bilancio comunitario e in quell’occasione sarà veramente difficile difendere il sostegno al settore senza una strategia che, da un lato, potenzi significativamente (e questa volta seriamente) lo sviluppo rurale e, dall’altro, dimostri che le politiche del secondo pilastro siano realmente efficaci nel promuovere l’aggiustamento strutturale e le trasformazioni delle aree rurali.
Riferimenti bibliografici
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